web_Frammenti-di-Odissea_4

FRAMMENTI DI ODISSEA (Marco Stefanelli, 2018)

 È una memoria ben misera, quella  che ricorda solo ciò che è già avvenuto (Lewis Carrol)

Ciò che resta di un canto e di una creatura di luce e di acqua.
Resina, colore, luce, suono. Il gesto.
Il lavoro umano plasma la materia come il tempo e la natura modellano le rocce.
Come il tempo interiore e il tempo della storia conformano i ricordi.
I Frammenti Di Odissea sono ricordi materici da cui esce la luce. La forma organica diventa cangiante a seconda del punto di vista di chi guarda. Sono fatti di materia vissuta solcata dalle pieghe del tempo e di prospettiva.
Nascono dal potere evocativo del frammento, dall’energia che si porta dentro la parte di un tutto che è già stato o che è di là da venire.
Monadi, granelli di sabbia, esperimenti della crosta terrestre.
Distaccamenti. Il frammento conserva in sé l’essenza e le caratteristiche sostanziali dell’Intero da cui proviene ma ha un inizio e una fine, un’autonomia morfologica che lo rende un piccolo mondo completo e, contemporaneamente, una porta verso il suo Tutto.
Isole, approdi, pietre miliari, contapassi.
Mete di scoperta di un viaggio archetipico.
Stratificazioni. Memoria solida e fluttuante.
Testimonianze di mondi esistiti. Reperti. Cellule originate e originarie.
Un invito al viaggio. Reale, psichico, ipotetico. Un “Nostos”, un viaggio sulla luna.
Un pezzo del firmamento che promette luoghi inesplorati.
Il visitatore si sposta, cambia il punto di vista, gira intorno ai frammenti.
Si allontana, va via. Ritorna. Fa suo lo spazio esperienziale in una dimensione dislocata nel tempo. Ricorda e scopre.
Il suono rievoca, fa da bussola o provoca smarrimento. La luce genera ombre che fondono gli oggetti coi passi.
Nel Poema del ricordo e della dimenticanza, chi entra intraprende il suo personale viaggio. 

 

30 View